E' facile per me mettere assieme le parole
da quando questa vita un po' assomiglia
alla barca dentro la bottiglia o all'orizzonte
di neve nelle ampolle-souvenir.
Alla porta
non bussa più la storia, non trovi nella buca
una lettera dal Ponto, qualcuno d'esiliato che sommuova
un po' di commozione, una foto da Iwo Jima con l'ombrello
dentro il drink, superata la paura delle bombe.
Non è dentro il nostro cuore la tempesta
che per poco non ci sperde naufragando contro il tappo,
o la neve che si calcia per Parigi e poi ritrovi
identica per l'acqua soffocante di San Marco.
Il nuovo dizionario ideologico prevede delle tavole
liquide, illustrazioni poco chiare
ché ci manchi sempre la parola e ci soccorra il pressappoco;
di te che da dieciànni vieni per scoparmi
mi è stato sufficiente rintracciarti nel consenso
per le informazioni commerciali: i tuoi gusti
ho capito, quanti anni e come sei.
E' facile ti dico dire bene la parola
quando questa è revocabile e il domani
te lo posso già ridire e rimediare a poco prezzo:
ci sono sempre nuove offerte per ogni articolo sbagliato
e puoi lavare per più volte i panni
sulle sponde del fiume che non scorre.
Non ti spaventare
della contraddizione, se ti senti soffocare:
chi ci ha dato le parole, qualche volta,
cambia l'aria o fa tremare l'orizzonte.
Tim Buckley - Once I was
Si configura il parco come al solito in panchine,
alberi, nonni, bambinetti, il me che vaga
dopopranzo col gusto del caffè amaro in bocca, e tanta
voglia di prendere qualcuno e farmi dire un po' di cose
a partire da quest'aroma che permane, che neanche
la reclame sa partorire, figurando tuttalpiù
un piacere, un godimento che non passa
ma in cui si deve confidare.
Io che pure non ho visto il carosello (il sipario,
l'atmosfera, le giostrine il primo giorno della fiera)
mi lascia -dico- un po' perplesso la reclame; prendi
le settimane sul venire del natale, il gorgogliare
d'acque e dopobarbe, un certo bellettame
che prende casa nella pancia dell'orsetto
della Pupa e mi domando di modelle
bocce o confezioni, che guardare?
Per quale strana metafora
si fa cosa il desiderio nel denaro,
sempre in fuga fra le crepe del bisogno
e dove gira il fatturato dei mercanti
di voglie e languorini?
Temo allora mi resti solo dire
viva! viva! la reclame
coi suoi tempi e i toni alti
le date fisse al calendario
ché noi siamo quelli che
di certo sanno cosa nostra
non è certo il desiderio.
Ma se sono ciò che voglio
se compro ergo sum?