Conversazioni Private

L'eccedenza del pensiero quotidiano, che non ricade nel quotidiano, negli scartafacci da controllare e sistemare, nei pedaggi da pagare, nei vapori del bagno o della cucina, l'eccedenza, dico, del nostro troppo insistere come soggetti nella natura e nella vita tutta, va salvata, salvaguardata come si salvaguarda, nella premura, ogni sostanza pura.

Chi sono

Blogger: poetO
Nome: Simone Lago

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
giovedì, 22 maggio 2008

Chi ci ha dato la parola


E' facile per me mettere assieme le parole
da quando questa vita un po' assomiglia
alla barca dentro la bottiglia o all'orizzonte
di neve nelle ampolle-souvenir.

                                                        Alla porta
non bussa più la storia, non trovi nella buca
una lettera dal Ponto, qualcuno d'esiliato che sommuova
un po' di commozione, una foto da Iwo Jima con l'ombrello
dentro il drink, superata la paura delle bombe.
Non è dentro il nostro cuore la tempesta
che per poco non ci sperde naufragando contro il tappo,
o la neve che si calcia per Parigi e poi ritrovi
identica per l'acqua soffocante di San Marco.

Il nuovo dizionario ideologico prevede delle tavole
liquide, illustrazioni poco chiare
ché ci manchi sempre la parola e ci soccorra il pressappoco;
di te che da dieciànni vieni per scoparmi
mi è stato sufficiente rintracciarti nel consenso
per le informazioni commerciali: i tuoi gusti
ho capito, quanti anni e come sei.

E' facile ti dico dire bene la parola
quando questa è revocabile e il domani
te lo posso già ridire e rimediare a poco prezzo:
ci sono sempre nuove offerte per ogni articolo sbagliato
e puoi lavare per più volte i panni
sulle sponde del fiume che non scorre.

                              Non ti spaventare
della contraddizione, se ti senti soffocare:
chi ci ha dato le parole, qualche volta,
cambia l'aria o fa tremare l'orizzonte.

E poi ritorna tutto come prima.
postato da: poetO alle ore 14:47 | link | commenti
categorie:
sabato, 10 maggio 2008

Silloge. Anche se sempre in progress

Conversazioni Private
postato da: poetO alle ore 14:15 | link | commenti
categorie:
martedì, 22 aprile 2008

Telefonata in assenza



Domani sarà il giorno del mio primo
anno di lavoro. Ho raggiunto l'obiettivo
di sopravvivere a me stesso, ho escogitato
come cavarmela da solo in un miniappartamento,
farmi da mangiare, stirarmi le camicie
fare la spesa al market la sera il venerdì.

Ho qualche dvd per passare un po' le ore
ballando con la Hayworth e regolando
i miei occhi alle pupille in biancoenero; qui
-ascolta per un attimo ti prego-
ti dico che è un casino alle pareti. Una nota
di umido si spande da dietro il radiatore
liberando dell'aroma all'ammoniaca -sai
ho il timore che sia vivo, delle spore... -
insomma c'è del blu che corre lungo il muro e pare
un assolo di Coleman al sax, un diramarsi
della vita contro il cancro della quiete.

Il blu è triste e profondo, un magma addormentato:
ma sono così sature di niente queste notti
trascorse in via dell'arma 17, al quarto piano
che le pareti quasi implodono, si mettono a pulsare
da farmi dire Cuore a questo bilocale
che mi getta la mattina fra le arterie autostradali
per poi a vortice aspirarmi col nero della sera.

Una casa, un lavoro, il sogno di una vita
ma dimmi tu che nome ci daresti
a quell'assenza che perseguita al risveglio,
a quel colore dilagante che permane come un segno,
un tatuaggio a settant'anni: la vergogna
-te lo dico solo adesso che ho preso confidenza
con la tua segreteria- è un'interpretazione
delle stanze: un tributo alla tua voce
che non mi riesce di incrociare, sovversione
sempre nuova del reale.




 
postato da: poetO alle ore 18:00 | link | commenti (4)
categorie:
martedì, 01 aprile 2008

La Voce. Oppure la guerra.

 

Tim Buckley - Once I was

 

 

postato da: poetO alle ore 14:15 | link | commenti
categorie:
lunedì, 31 marzo 2008

L'Homo Eligens (da: Zygmunt Bauman, Vita Liquida, Bari 2008, p. 26)

L'unico "nucleo di identità" destinato sicuramente ad emergere illeso, e forse persino rafforzato, dal cambiamento continuo è quello dell'homo eligens - l'"uomo che sceglie" , ma non "che ha scelto"! -, di un io stabilmente instabile, completamente incompleto, definitamente indefinito e autenticamente inautentico. Come ha scritto Richard Sennet a proposito delle aziende liquido-moderne: "Iniziative perfettamente produttive vengono chiuse o abbandonate, e dipendenti di buon livello vengono lasciati allo sbando piuttosto che compensati, semplicemente perché l'azienda madre deve dimostrare al mercato di essere capace di trasformarsi". Se scriviamo "identità" al posto di "iniziative", "averi e partener" al posto di "dipendenti", e "io" al posto di "azienda", avremo una fedele descrizione della condizione che definisce l'"homo eligens".
postato da: poetO alle ore 16:04 | link | commenti
categorie:
giovedì, 27 marzo 2008


Sussurrami dei numeri all'orecchio; allontana le parole dai tetti in fiamme di questa città.


postato da: poetO alle ore 23:29 | link | commenti
categorie:
martedì, 18 marzo 2008

Quando il giorno finisce con un giro di sirena

Tu dici dovrei vergognarmi
di essere giovane ed avere
ancora un futuro davanti. Di certo
preferisco lo scacco che causa la notte
alle buche delle strade bianche
dove passano i camion a caricare:
diventano cieche le piscine di acqua e idrocarburi
per questo sviluppo più veloce dell'asfalto
che lascia ogni giorno, dopo la pioggia
un occhio iridato.

E si brucia veloci lungo i bordi
delle zone industriali. Si brucia
nel fallimento del proprio riscatto,
salendo nella ruggine col cuore
e con piedi fantasmi le scale esterne
di un colosso annegato nel cemento armato.

Quando il giorno finisce con un giro di sirena
salutando con un salto i ricchi, e tu nella galera.

postato da: poetO alle ore 00:11 | link | commenti (1)
categorie:
domenica, 09 marzo 2008

Scherzo sulla pubblicità

Si configura il parco come al solito in panchine,

alberi, nonni, bambinetti, il me che vaga

dopopranzo col gusto del caffè amaro in bocca, e tanta

voglia di prendere qualcuno e farmi dire un po' di cose

a partire da quest'aroma che permane, che neanche

la reclame sa partorire, figurando tuttalpiù

un piacere, un godimento che non passa

ma in cui si deve confidare.


Io che pure non ho visto il carosello (il sipario,

l'atmosfera, le giostrine il primo giorno della fiera)

mi lascia -dico- un po' perplesso la reclame; prendi

le settimane sul venire del natale, il gorgogliare

d'acque e dopobarbe, un certo bellettame

che prende casa nella pancia dell'orsetto

della Pupa e mi domando di modelle

bocce o confezioni, che guardare?


Per quale strana metafora

si fa cosa il desiderio nel denaro,

sempre in fuga fra le crepe del bisogno

e dove gira il fatturato dei mercanti

di voglie e languorini?


Temo allora mi resti solo dire

viva! viva! la reclame

coi suoi tempi e i toni alti

le date fisse al calendario

ché noi siamo quelli che

di certo sanno cosa nostra

non è certo il desiderio.


Ma se sono ciò che voglio

se compro ergo sum?







postato da: poetO alle ore 14:15 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 06 febbraio 2008

Grafie

E incamminiamoci per queste vie buttando l'occhio
al rompersi delle luci al neon nelle insegne dei non luoghi
come un discorso che si fa chiaro mentre marca
il buio da cui sorge e differenzia. Ascolta
come il passo secco del tuo tacco smuova
dal suo torpore di silenzio la città, quando viene
la sera a ferragosto, quando alloggia la chiacchiera
                                                          lontano.

Avremo ancora, domani, parole da osservare?
                                                          Oppure
al sopraggiungere degli altri aggiusteremo
la nostra voce al coro greco rimarcando
                                le notizie dei giornali?

Ci è dato scegliere stasera se finire in qualche posto
intonando litanie attorno al noi
non facendoci bastare, nello sciogliersi
dei passi verso il centro, le cornici-
identità del nostro volto, le vetrine;

oppure togliersi d'addosso questa scena,
rincasare e poi sul letto accarezzarci:
la mia mano sul tuo corpo a limitarti,
quando tu si spoglia della voce e si fa gesto,
                                                    quando noi
è un movimento che traccia e fonde dei confini.
postato da: poetO alle ore 01:00 | link | commenti
categorie:
martedì, 29 gennaio 2008

Dopolavoro

Deve nascondere un segreto la città, un posto
dove appare come un lampo il paradosso e
lo sguardo si sperde, si sfaldano tutte
le tracce nel naufragio delle voci;
è dove frana il tuo racconto, la tua storia
e le sedie vuote per il pubblico risuonano
di nulla ché più nulla di questo è spaventoso:
ritornare dalle fabbriche alle sei, la sirena
                che si spande,
smettere la tuta e disporsi in modo che
io sappia cosa voglia questa sera -per me?
per te?- rinchiudersi nel bagno e dire dammi
             signore onnipotente
l'estratto conto della nostra vacuità.

Il paradosso è quando cade una geometria,
cedi il posto, e resta un debito, una cosa
detta corpo. In un abbaglio allora flettere
                la schiena
caricarsi la passione nei polmoni e urlare
come dentro un vuoto appartamento (ecco
la tua scena dove dici sono a casa, dove
tasti il suolo con la mano e t'assicuri
            che sia salda,
una cosa della terra) e ancora urlare
con le spalle addosso al muro parole vuote in feed-
back, sperando capiti un riflesso, in risonanza
si formuli dal caso una traccia di un discorso;

ed appaiano in coro i tuoi fantasmi
ad applaudire la tua storia quando invece
sai che è stata questa trama a raccontarti.

E allora -se ti va- ti posso dire
che stasera, dopo il turno, so di un posto
-il Tempolibero mi pare- senza tavoli
né sedie né bicchieri, con le crepe alle pareti
dove vinci una sorpresa se riesci con un urlo
ad abbattere la scena, ad impedire alla tua voce
di tornare alle tue orecchie e imprigionarti.
postato da: poetO alle ore 01:05 | link | commenti
categorie: